Cesare Biscarra e la scultura piemontese tra Ottocento e Novecento

a cura di Daniela Berta e Armando Audoli

Sabato 22 luglio alle ore 15: inaugurazione della mostra e presentazione delle nuove acquisizioni

Apertura della mostra: 22 luglio – 15 ottobre 2017

Le opere in mostra sono esempi significativi della scultura moderna piemontese, selezionati intorno alla figura di Cesare Biscarra (1866-1943) e al tema dell’uomo in relazione alla natura alpina.
Si tratta di un arco cronologico teso tra l’ultimo ventennio dell’Ottocento e gli anni Sessanta del secolo scorso: una parabola che prende le mosse dalla fortunata generazione degli allievi di Odoardo Tabacchi, docente di scultura alla Reale Accademia Albertina di Torino.
Nel delicato trapasso dall’Otto al Novecento, Torino si rivela un centro fondamentale per l’arte plastica italiana ed europea, grazie alla prestigiosa presenza di personalità d’eccezione come Davide Calandra, Leonardo Bistolfi, Pietro Canonica ed Edoardo Rubino. Altro punto decisivo nell’incoraggiare tale fioritura, che coinvolge tutto il territorio piemontese, è la presenza a Torino di importanti fonditori d’arte, personaggi ambiziosi e ossessionati dalla qualità del loro lavoro.

Il percorso espositivo si articola in diversi nuclei tematici, capaci di raccontare in modo appassionante un frangente storico molto complesso ed esteso. Il nucleo più “antico” della rassegna riguarda il periodo verista-scapigliato, che ha il proprio vertice nel decennio 1885-1895 e si estende fino alle soglie della Grande guerra. Così i gruppi Pei campi e I contadini di Leonardo Bistolfi esprimono perfettamente la sua maniera giovanile, influenzata tanto dal pittoricismo scapigliato di matrice lombarda quanto dal verismo meridionale.

Più vicino al pittoricismo flou del modellato di Davide Calandra appare il sontuoso Incensiere paganeggiante di Biscarra, un “capriccio” archeologico nel quale si respira un senso panico della natura (Pan nella mitologia greca era il dio delle montagne e della vita agreste), evocato con gusto squisito sospeso tra decadentismo dannunziano ed eclettismo umbertino. Sempre di Biscarra, plasmato però con un sentimento più affine al bozzettismo dei gruppi di Bistolfi, è il bronzo in cui una rugosa Contadina osserva impassibile la gestualità teatrale di un’altra donna. L’inclinazione nostrana verso un dettato tridimensionale dal sapore pittorico giunge intatta fino alla tenue Pastorella di Luigi Calderini, tratteggiata con dolce morbidezza di tocco.

Tra i busti femminili, altro filone tematico della mostra, spicca il volto allegorico della Dora di Edoardo Rubino. Alla fluttuante metafora fluviale di Rubino fanno idealmente seguito la fanciullesca Edelweiss di Corrado Betta e la Stella Alpina di Giacomo Buzzi Reschini, marcata da qualche accenno liberty. Nei tre busti corre il leitmotiv del fiore alpino per antonomasia, che qui non rappresenta solo uno spunto decorativo, bensì un vero e proprio elemento concettuale legato al motivo conduttore della natura montana. Anche i copricapo regionali, presenti nella Montanara di Gressoney di Pietro Canonica e nei due bustini di Rubino, sono un dato che supera la mera necessità descrittiva.

Altro tema nodale è il simbolismo bistolfiano dell’Alpe, sofisticata trasfigurazione dell’archetipo femminino, inteso sia come proiezione della musa delle vette sia come allegoria della Bellezza liberata dalla Materia: su questo soggetto si cimentano César Santiano e Arturo Stagliano, autori di forte carattere e solo parzialmente legati al cosiddetto bistolfismo. Autonoma rispetto all’ormai lontano modello bistolfiano è pure la Natura adjutrix di Felice
Tosalli, la cui visione lirica del creato si traduce in un pezzo molto ispirato, che ci restituisce simbolicamente il respiro vasto e affettuoso di una natura benevola.

All’interno delle sfaccettate relazioni tra l’uomo e la montagna non può non rientrare, poi, il tema della caccia. La parentesi venatoria ci riporta a Biscarra, appassionato cacciatore e pregevole scultore animalista, con un raffinato Cane da ferma e uno scattante gruppo di Conigli. A proposito di animali, protagonisti di diritto in una rassegna incentrata sulla natura alpina, si può ammirare la guizzante Trota di Stefano Borelli e un regale Cervo di Luigi Aghemo, che anticipa di qualche decennio quello di Angelo Saglietti, modellato con rigorosa libertà negli anni Sessanta del Novecento.

“Un progetto particolarmente articolato e coraggioso che mette in luce un contesto storico-artistico perlopiù trascurato, ma che diede frutti di grandissimo pregio e dignità. La mostra è tappa di un percorso indipendente che ci ha permesso, in un panorama che tende all’appiattimento, di allontanarci dal mainstream per dare visibilità a un territorio montano periferico ma portatore e produttore di cultura” afferma il presidente Alberto Tazzetti.
L’esposizione ha altre due sedi nel territorio ussegliese: il Rifugio Ernesto Tazzetti e il Rifugio Luigi Cibrario, per la terza edizione di Arte in quota, realizzata in collaborazione con le Sezioni di Torino, Chieri e Leinì del CAI – Club Alpino Italiano.

Nella giornata inaugurale saranno presentate tre recenti acquisizioni:

  • l’opera intorno alla quale ha preso forma la mostra: il bozzetto in terracotta del Busto di Vittorio Emanuele II di Cesare Biscarra che dal 1891 è in vetta al Rocciamelone, acquistato grazie a una fortunata campagna di crowdfunding sostenuta da numerosi donatori;
  • un disegno di Cesare Ferro Milone, preparatorio per l'affresco con la Deposizione (1932) della cappella Abate di Vaglio Pettinengo, opera imponente ricevuta dal nipote dell’artista Francesco Ferro Milone jr. e restaurata dall’ASSOCIAZIONE AMICI DEL MUSEO CIVICO ALPINO DI USSEGLIO.
  • un bozzetto in plastilina rappresentante una Testa di bambino (il figlioletto Francesco donatore dell’opera al museo), ultima opera prima della tragica dipartita di Ferro nel 1934.

22 luglio – 15 ottobre 2017
Apertura ogni sabato e domenica con orario 14.30-18.00 (o su prenotazione)
Ingresso: intero 3 €; ridotto 2 €
Sezione al Rifugio Cibrario: fino al 17 settembre, tel. 0123 83737
Sezione al Rifugio Tazzetti: fino al 24 settembre, tel. 0123 756165

Catalogo a cura di Daniela Berta e Armando Audoli
Testi di Armando Audoli, Daniela Berta, Gian Giorgio Massara, Claudio Santacroce